Muscolo o Tendine?

Nel mondo dello sport e in particolare nel mondo dell’arrampicata sono molto frequenti le lesioni sia al tessuto muscolare che a quello tendineo. In molti però tendono a confondere queste due fondamentali unità motorie. Vediamo brevemente le differenze.



La figura qua a sinistra mostra l’unità motoria con il tendine, tessuto connettivo che unisce l’osso al muscolo e il muscolo, responsabile della contrazione dell’intera unita cinetica. Il tendine, in particolare nella sua inserzione ossea, costituisce il fulcro della contrazione dell’unità muscolo-tendinea, di conseguenza è spesso soggetto a intense tensioni distrattive che, quando superano la soglia di resistenza del tessuto, comportano lesioni, più o meno gravi e conseguente infiammazione locale. Anche il muscolo può essere soggetto a lesioni tissutali, ma potendo contare su una maggiore sostegno da parte del circolo artero-venoso, le infrazioni muscolari, a parità di danno, tendono a guarire con maggiore rapidità rispetto alle infrazioni tendinee. Abbiamo dunque visto che la prima importante caratteristica che distingue i due tessuti è la diversa vascolarizzazione: al tendine vi arriva quindi meno nutrimento e i metaboliti di scarto vengono eliminati con maggiore difficoltà. Gran parte del nutrimento dei tendini è fornito da piccoli vasi in comunicazione con le guaine sinoviali e viene distribuito attraverso il liquido presente tra guaina e tendine. Va da sé che lesioni e infiammazioni (tenosinoviti) delle guaine sinoviali ostacolano ulteriormente l’apporto di nutrienti al tendine. Un’altra differenza puramente anatomica è la sezione (vd. figura sopra). Il muscolo ha una sezione trasversale molto maggiore rispetto al tendine, soprattutto a livello dell’inserzione ossea, dove si concentra la trazione dell’unità motoria. Un’ultimo dato estremamente importante per una buona pianificazione dell’allenamento è il diverso tempo di reazione al carico. Mentre i muscoli iniziano ad adattarsi efficacemente al carico dopo circa 3 settimane, ai tendini occorre mediamente più di un anno per instaurare un’efficace riorganizzazione intratissutale capace di reggere i nuovi carichi. E’ quindi fondamentale permettere alla struttura tendinea di adattarsi con i giusti ritmi soprattutto in quegli sport, come l’arrampicata, in cui gran parte del carico (e dell’allenamento) si concentra sui tendini.

Volendo riassumere, ecco due dritte per minimizzare i traumi soprattutto a carico dei tendini:

E’ fondamentale un riscaldamento articolare efficace, volto ad aumentare il più possibile la circolazione sanguigna anche nei distretti più sfortunati;

Mantenere il più possibile un buon grado di elasticità muscolare al fine di ridurre le forze cinetiche a carico del tendine;

Dosare con intelligenza l’allenamento e i tempi di recupero per permettere alle strutture tendinee il giusto tempo di adattamento soprattutto nel primo anno di attività.

PARENTESI (#1)

Una buona salute di tendini e legamenti (di questi ultimi parlerò prossimamente) va di pari passo con un corretto bilanciamento dell’alimentazione e dello stile di vita in generale. Solitamente un discorso simile interessa soprattutto atleti agonisti, vale comunque la pena spendere due righe per riassumere i concetti chiave. Essendo tendini e legamenti tessuti scarsamente vascolarizzati, essi sono altamente esposti a stimoli ossidativi che vanno progressivamente a compromettere la struttura molecolare già sottoposta ad alti stress in corso di allenamento. Tra i principali stimoli ossidativi abbiamo il fumo, i superalcolici, i junk food (fritture in primis e materie prime o scadenti o inquinate) e lo stress.

Oltre a ridurre il più possibile il rischio di ossidazione tissutale, ciò che possiamo fare è introdurre un’adeguata quota di alimenti antiossidanti, sia tramite dieta, che tramite integrazione. Tra questi si stanno osservando ottimi risultati con integratori, meglio se di origine vegetale, con un equilibrato apporto di OMEGA-3 ed OMEGA-6.

PARENTESI (#2)

Oltre a poter trattare efficacemente le tendiniti con l’agopuntura (o elettroagopuntura in base alle situazioni)*, la Medicina Cinese ci offre anche interessanti spunti per lavorare in profondità a livello preventivo e per velocizzare la capacità di adattamento del tendine. I classici ci raccontano infatti che i tendini, o per meglio dire la mobilità articolare, sono governati direttamente dal Jing di Fegato, si potrebbe quasi dire che l’unità motoria ne è l’espressione. La possibilità di evidenziare in anticipo eventuali turbe della loggia del Legno (Fegato e Vescica Biliare), permette di giocare d’anticipo e di prevenire la formazione di microtraumi nella struttura tendinea. Sempre secondo la Medicina Cinese, è proprio la Primavera la stagione più indicata per iniziare un percorso di questo tipo.

*Neal BS, Longbottom JIs there a role for acupuncture in the treatment of tendinopathy?Acupuncture in Medicine 2012;30:346-349.